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Due parole sulle elezioni europee

Il 26 Maggio le Elezioni Europee ci hanno presentato un quadro politico continentale e nazionale che necessita di un’attenta riflessione. Rispetto a quanto da loro proclamato in tutta la campagna elettorale, i sovranisti non sfondano: Salvini, Madame Le Pen e compagnia cantante rimangono una minoranza all’interno del Parlamento Europeo.

I due partiti tradizionali che sino ad oggi avevano retto l’Unione Europea (il PPE e il PSE) subiscono, però un forte ridimensionamento, superiore alle attese i popolari, inferiore alle attese i socialdemocratici; crescono i Liberali e i Verdi. Questi ultimi in particolare, hanno un vero e proprio boom in Germania (secondo partito dopo la CDU) e in Irlanda e Finlandia, ma hanno una crescita omogenea più o meno in tutto il continente (in Francia sono terzi dopo En Marche e RN).

I Verdi crescono a discapito della sinistra radicale, che subisce un vero e proprio tracollo, reggono l’urto solo Syriza in Grecia, Podemos in Spagna e la sinistra portoghese. Il premier greco però finisce secondo dopo i democristiani e chiede il voto anticipato.

I socialdemocratici, vanno molto bene in Spagna, Portogallo, Danimarca e Svezia, ma crollano in Francia e Germania. I Popolari calano in tutto il continente pur confermandosi primo partito europeo e hanno un vero e proprio boom in Ungheria con Viktor Orban oltre il 50% (si, Orban appartiene al PPE).

Nel Regno Unito Farage si conferma primo come alle Europee del 2014, crollano conservatori e laburisti e anche qui avanzano Verdi e Liberali. In generale il dato  però è che l’Europa si conferma a netta maggioranza europeista, ma popolari e socialisti avranno bisogno dei liberali per ottenere la maggioranza e dovranno tener conto delle istanze dei Verdi.

L’Italia fondamentalmente è l’unico paese europeo in cui i sovranisti sono riusciti a sfondare, la Lega di Matteo Salvini ottiene una vittoria netta: primo partito al 34% e guadagna oltre 3 milioni di voti.

Il Partito Democratico si conferma secondo partito come un anno fa ma pur crescendo dal punto di vista percentuale (dal 18,7% al 22,7%) mantiene in numeri assoluti i voti del 4 Marzo 2018, anzi subisce una piccola perdita di circa 120000 voti, pur avendo incluso nelle proprie liste Articolo 1 e Democrazia Solidale, segno che la strada da fare è ancora tanta.

Il Movimento 5 stelle subisce un vero e proprio tracollo rispetto alle politiche, perde oltre 6 milioni di voti e crolla al 17%, pagando una performance di governo inferiore alle aspettative create e l’astensione al Sud del proprio elettorato.

Forza Italia è al suo minimo storico, segno che il Cavaliere ormai ha perso smalto. Fratelli d’Italia guadagna 2 milioni di voti rispetto alle politiche.

Il dato da analizzare per il Partito Democratico è che sostanzialmente si trova affianco nel campo del centrosinistra solo terra bruciata, +Europa non va oltre il 3% nonostante l’alleanza con Pizzarotti e i socialisti, La Sinistra di Fratoianni è ridotta all’1%, i Verdi non raggiungono il 3% pur raddoppiando i voti rispetto al 2014. E’ ora che il partito apra al suo interno una riflessione seria sui contenuti da portare avanti, la lotta ai cambiamenti climatici, ad esempio, che conquista gli elettori più giovani in tutta Europa può e deve essere portata avanti dal PD in Italia.

Siamo noi l’argine alla destra e lo conferma il magnifico risultato delle Amministrative e in generale nelle grandi città. Firenze, Genova, Roma, Milano, Bologna, Bari e dulcis in fundo Cagliari. Nella città del sole il PD è primo partito al 30,99% , ma questo non ci autorizza a cullarci sugli allori in vista delle Comunali del 16 Giugno, c’è una città da difendere e continuare a tutelare.

Sintetizzo, con un bene ma non benissimo.

Rimbocchiamoci le maniche perché c’è un’alternativa da costruire.

 

Matteo Garau

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Due parole sull’Europa

Ogni giorno ci sono eventi che caratterizzano una realtà che va interpretata in maniera complessa. La velocità delle informazioni si scontra con l’esigenza di riflettere in profondità per comprendere fenomeni, fatti e situazioni.
La globalizzazione e la tecnologia hanno allargato il ventaglio di opportunità, ma hanno anche determinato una crescente disuguaglianza. La sinistra ha tentato di tutelare chi temeva l’insicurezza economica ma a sfidare la globalizzazione sono stati i partiti di destra che vedono crescere il consenso insieme ai movimenti populisti.
L’apertura è stata descritta come una minaccia alla propria identità culturale, al proprio status sociale e ai propri privilegi. Non è facile far prevalere la nostra visione del mondo, occorre rispondere a queste nuove sfide con risposte rinnovate, ma sempre con i piedi piantati nei nostri principi: la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, e la solidarietà.
C’è necessità di INCLUSIONE di aiutare chi è rimasto indietro. C’è necessità di capire come gestire l’avvento dell’intelligenza artificiale che cambierà radicalmente il mondo del lavoro: rivedere gli orari e i salari sono nostre battaglie, è un nostro dovere.
Di altri due fenomeni bisogna tenere conto: immigrazione e clima. Sulla prima il nostro Ministro dell’Interno ha messo su due piani l’emergenza legalità ovvero la necessità di rispetto delle leggi (che c’è e riguarda una norma che il partito del ministro conosce bene: è la Bossi-Fini, in Italia ci sono 600 mila irregolari fonte VicePresidente del Consiglio Luigi Di Maio) .
C’è una parola bellissima nel vocabolario, si chiama integrazione, e noi necessitiamo come Italia e come Europa di un piano di integrazione che abbia alla base allo stesso tempo legalità e quindi rispetto delle leggi e umanità e quindi rispetto delle coscienze, ma deve essere a livello di governance europea per cui tutti ci mettiamo in gioco e gestiamo questo fenomeno di modo da evitare tragedie atroci.
Si, la gestione, una delle tante facoltà proprie dell’essere umano grazie al suo intelletto. La stessa gestione che dovremo applicare al nostro pianeta: spesso la civiltà e il rispetto per l’ambiente viene sacrificato per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti, come avviene un po’ per tutte le cose, ma in questo caso come dice Greta la natura non lascia scampo, il cambiamento è già in atto e se non lo analizziamo, non lo governiamo ci travolgerà un domani e la responsabilità sarà nostra. Se la politica non recepisce queste istanze, se i partiti progressisti non recepiscono queste istanze, allora vuol dire che non avremo un futuro.
“Parlate sempre di futuro, fatevi un bagno di realtà” dicono, il bagno di realtà lo devono fare loro. Il Paese è in recessione e non solo economica, stiamo tornando indietro sui diritti, stiamo tornando indietro sui doveri, stiamo tornando indietro sul rispetto dei ruoli e dei luoghi.
Eccolo il nostro valore di libertà: la libertà di poter andare a visitare un paese straniero senza fare il cambio di moneta, la libertà di poterci studiare, la libertà di una donna nel decidere la propria vita. La libertà di una lesbica, di un omosessuale, di un transessuale di poter girare liberamente per strada. La libertà di un ragazzo che scappa dalla guerra e dalla fame.
Questo è essere progressisti, questo è essere cittadini europei, di questo dobbiamo parlare!

Matteo Garau

The day after

Abbiamo sostenuto Massimo senza tentennamenti, non abbiamo mai litigato tra noi in campagna elettorale, abbiamo prestato diversi candidati alle liste di Massimo, che ha proposto all’universo mondo, anche tra i nostri amministratori, di farne parte. In molti casi abbiamo evitato di fare campagna elettorale pro domo nostra là dove sapevamo che i nostri interlocutori erano già orientati a votare la coalizione.
Sono orgoglioso di questa generosità del Partito Democratico.
Nelle more dell’analisi più approfondita possiamo dire che abbiamo perso sicuramente perché i sardi non hanno gradito gli ultimi cinque anni di governo regionale, perché Salvini sta vivendo la sua luna di miele con l’elettorato ma sopratutto perché la destra ha fatto delle liste molto più “pesanti” di quelle a sostegno di Zedda.
In questo panorama, restiamo abbondantemente la prima forza della coalizione (oltre che, più in grande, della Sardegna). Non voglio menar vanto di questo dato, ma solo fare alcune puntualizzazioni che mi stanno a cuore.
La formula che deve unire i progressisti da qui in avanti deve sicuramente andare ben oltre il Partito Democratico, che chiaramente non basta a se stesso.
Ma allo stesso tempo è ora di riconoscere che il centrosinistra, Zedda compreso, non può fare a meno del PD. Così come non ha fatto a meno di noi per otto anni a Cagliari, dove i nostri consiglieri lo hanno sostenuto sino ad oggi.
Per questo è ingeneroso sentire o leggere che “è colpa del PD” o di chi ha candidato il PD, così come è diventato ormai stucchevole l’atteggiamento dell’intellighenzia di sinistra che storce il naso ogni volta che si nomina il PD, e che lo utilizza in modo catartico come la “bad company” a cui attribuire le colpe delle sconfitte.
Sono pronto a ripartire, con tutti i compagni di questo centrosinistra unito, per costruire l’alternativa a questa destra macchiettistica ma molto efficace.
Ma per farlo occorrerà il rispetto, il riconoscimento reciproco, il coraggio di accettarsi.
Non mi sento al di sotto, né meno progressista dei tanti attivisti e sostenitori di questa campagna doverosa, appassionata ma sfortunata.

Jacopo Fiori

Sul latte versato

È ormai da un paio di giorni che assistiamo alla cosiddetta “guerra del latte”, centinaia di pastori scesi nelle strade a buttare il latte in segno di protesta per il prezzo iniquo.
Il mondo politico, per quello odierno ormai è un obbligo, è corso subito a “commentare”.
In pochi hanno proposto soluzioni, in pochi ancora hanno agito quando ne hanno avuto l’occasione.

Le opposizioni all’attuale Giunta Regionale, presieduta dal Prof. Francesco Pigliaru, prendono la palla al balzo per attaccare dimenticandosi che i pastori sardi pagano anche scelte scellerate della Lega sulle quote latte del Nord.
Si accusa il professore e il suo assessore competente in materia, Caria, di non aver agito sul mondo agropastorale.

In realtà basta citare quattro provvedimenti:

  • il pegno rotativo, che ha consentito alle imprese di ottenere agevolmente finanziamenti bancari fornendo come garanzia i propri formaggi a media e lunga stagionatura;
  • i 45 milioni di euro stanziati per superare l’emergenza siccità di due anni: ne hanno beneficiato 11mila aziende;
  • su stimolo della Regione il governo ha attivato il bando per acquistare il formaggio da destinare alle organizzazioni che seguono le famiglie in difficoltà;
  • la recente costituzione dell’OILOS – Organismo Interprofessionale Latte Ovino Sardo – che ha avuto il riconoscimento del ministero competente e che vede insieme tutta la filiera della produzione del formaggio: produttori e trasformatori, insieme a tutti i soggetti istituzionali ed economici del comparto. In questo organismo i pastori sono rappresentati due volte, come produttori primari e come cooperative.

Sulla questione del prezzo non è la Regione a decidere, il nostro ex Ministro all’ Agricoltura Maurizio Martina propone al Governo gialloverde due proposte: la creazione di un fondo latte-ovino da almeno 25 milioni di euro e un patto di filiera per il pecorino che parta dai costi di produzione stimati.

Il candidato del centrosinistra alla Regione Sardegna Massimo Zedda propone:

  • per l’oggi serve un intervento immediato di legge, come già fatto a livello nazionale per il latte bovino, per l’istituzione di un Fondo da almeno 20 milioni di euro, utili per fare fronte alle difficoltà di un sistema in cui le grandi centrali pagano troppo poco rispetto al costo di produzione.
    Il lavoro dei pastori non può essere sottopagato.
  • Per il domani: un patto di filiera, con la Regione e lo Stato garanti, perché maggiori benefici arrivino a chi produce. Puntualità nei pagamenti degli incentivi che saranno necessari per la diversificazione dei prodotti e la destagionalizzazione della produzione del latte, l’attivazione di misure che rendano possibile l’accesso al credito per i soggetti indebitati per aiutarli a ripartire, sono alcune delle vie da seguire.
    Serve anche che i pastori siano aiutati a fare sistema, per non essere vittime in solitudine di un quadro come quello attuale.

C’è chi propone idee e soluzioni e c’è chi è bravo solo a fare inutili proclami.

 

Matteo Garau

Un luogo da chiamare casa

Ho letto il documento di sintesi della conferenza programmatica provinciale e l’ho trovato interessante.

I temi sui quali si concentra, preceduti da un accenno alla proposta di legge per la democrazia partecipata di cui si è fatto portavoce il Circolo Copernico, sono quelli sicuramente più importanti per la vita delle persone e delle comunità della nostra terra e cioè:

  1. Politiche contro lo spopolamento
  2. Politiche del lavoro
  3. Agricoltura
  4. Turismo e commercio
  5. Sviluppo industriale, messa in sicurezza del territorio e mobilità (con particolare riferimento alla Città metropolitana di Cagliari)
  6. Sanità e politiche sociali
  7. Nuova industria e ambiente.

Devo però rilevare due aspetti dei quali, secondo me, è necessario tenere conto se si vuole che queste idee, e anche altre, prendano la forma di un disegno, di una visione del futuro di cui le persone si possano “innamorare”.

Per fare questo è necessario che il nostro programma si trasformi nella descrizione del mondo che vogliamo con parole chiare che evochino immagini nitide e concetti di immediata percezione e comprensione.

Non possiamo, secondo me, sciorinare un programma per punti che ha la freddezza del documento ufficiale. Il documento di sintesi di cui stiamo parlando mi ricorda moltissimo gli atti che leggo tutti i giorni al lavoro. Noi non dobbiamo redigere un atto formale, noi dobbiamo descrivere un sogno, un sogno che dobbiamo dimostrare di essere in grado di concretizzare attraverso chiarezza di linguaggio e sicurezza sulle modalità per farlo. Questo è il primo aspetto.

Il secondo aspetto riguarda quella che nella teoria politica viene definita issue, che nel documento secondo me manca, cioè un tema che possa rappresentare un bisogno fortemente sentito dalla nostra gente, che abbia anche un forte potere simbolico, capace di racchiudere in sé, con un effetto di vero e proprio trascinamento, tanti altri temi, credo tutti ben rappresentati nel documento di sintesi, e che possa esercitare quell’effetto di percezione e comprensione per immagini di cui parlavo prima. In altre parole, abbiamo bisogno di un concetto, di un’idea bandiera, che faccia breccia e disponga le menti all’ascolto, soprattutto verso chi ha governato finora e che ha naturalmente, fisiologicamente più difficoltà a farsi ascoltare. Un’idea bandiera che, inoltre, possa unire il passato con il futuro, ciò che abbiamo fatto con ciò che promettiamo di fare, e che possa distogliere il focus dell’attenzione da sterili operazioni di spunta di risultati raggiunti ed errori commessi.

Partendo da queste premesse, la mia proposta di tema bandiera è la Casa.

Se ci pensiamo la Casa è il bisogno più sentito insieme a quello del Lavoro (non dobbiamo cimentarci in discussioni su temi già battuti e soprattutto manipolati da altri come immigrazione e sicurezza, o meglio lo possiamo fare ma in maniera mediata, utilizzando figure e immagini che aiutino a governare l’ansia collettiva alimentata ad arte).

Se ci fermiamo un attimo tutti a pensare cosa questa parola, Casa, richiama alla nostra mente al solo pronunciarla, ci rendiamo conto che si crea subito un ingorgo di immagini, pensieri ed emozioni, tutti positivi e rassicuranti. La Casa è protezione, calore, famiglia, amici; è nutrirsi, lavarsi, vestirsi, riposo.

La Casa è custode di valori e ricordi, è comodità, rifugio, è amore.

La tua Casa ti dà le tue coordinate nel mondo, non ti fa sentire perso. Per quanto umile possa essere, sarà sempre espressione della tua personalità perché la tua casa parla di te e parla con te.

Se hai la sicurezza di una casa hai anche più tranquillità nel cercare un lavoro se non ce l’hai, se hai una casa hai meno ansia per il presente e per il futuro dei tuoi figli, se hai un tetto sopra la testa hai meno paura, ti senti meno minacciato.

Se qualcuno ti dà una casa, non è poi così cattivo (perfino quelli del PD sarebbero meno sporchi e cattivi se riuscissero in questa impresa).

Per provare ad essere concreti, questo lo possiamo fare, secondo me, a partire, ad esempio, dal patrimonio immobiliare della Regione, se la Regione potesse mettere in campo un programma speciale per la valorizzazione e il riutilizzo dei suoi innumerevoli immobili.

Qualcosa è già stato fatto in questa materia durante la legislatura in corso, ma non è stato sufficiente a mio giudizio. Occorrerebbe focalizzare l’attenzione sugli utilizzi sociali del patrimonio immobiliare della Regione e dei suoi Enti, attraverso una collaborazione stretta con i Sindaci. Cosa che, tra l’altro, sarebbe facilitata se il nostro candidato Presidente fosse un Sindaco.

Questo tema, la Casa, è secondo me, in grado di tenere legati tutti i macro-temi trattati dal documento di sintesi. Pensiamo alle politiche contro lo spopolamento, alla tutela del territorio e dell’ambiente o alla mobilità.

Per quanto riguarda lo spopolamento, ad esempio, il recupero delle case dei centri storici – che siano piccoli, piccolissimi o grandi -, si può associare alla creazione di piccole scuole di mestiere, alle iniziative descritte nel campo agricolo, del turismo – in particolare quello esperienziale e quello sportivo -, ecc.

Dentro il concetto di Casa come tema trasversale troviamo anche tutte le proposte che riguardano la tutela del territorio e del paesaggio, quando queste riguardano le iniziative per rendere le case, i villaggi e le città più sicure.

Dentro il concetto di Casa troviamo la ricerca e l’innovazione tecnologica. Basti pensare alla domotica o a tutte le nuove tecniche per l’edilizia ecologica (vernici che assorbono anidride carbonica, finestre e piante artificiali che producono energia elettrica).

Se si parla di politiche sociali poi, pensiamo a quanto sia importante il concetto di Casa per disabili e anziani. Pensiamo a quanto sarebbe importante riuscire a realizzare degli interventi di cohousing, che non sarebbero solo per disabili e anziani, ma per esempio anche per donne e bambini vittime di violenza, o semplicemente per madri e padri separati.

Per quanto riguarda i fondi necessari per fare tutto questo, non ho idea di quanti ne servirebbero e sono sicuramente tanti, però so anche che l’edilizia è uno dei settori economici con il più alto moltiplicatore, per cui Casa vuol dire anche Lavoro.

Per poter dare una casa a chi non ha reddito o si trova in difficoltà, si potrebbero sperimentare forme nuove di regolazione dei rapporti patrimoniali tra pubblica amministrazione e cittadini, come ad esempio il baratto amministrativo (es., canone di affitto contro manutenzione) oppure il ricorso a circuiti di moneta complementare come Sardex.

Se parliamo di Casa, poi, non possiamo non parlare della nostra terra, la Sardegna, che è la Casa di tutti i Sardi. La Casa ti accoglie e ti protegge ma chi la abita deve volerle bene e mantenerla rigogliosa, bella e accogliente. Ecco di nuovo la tutela e le politiche dell’ambiente, della produzione di energia pulita e della tutela del paesaggio.

Infine, lo dice anche il documento di sintesi, il nostro partito deve tornare ad essere Casa, e deve tornare ad esserlo per tutti gli iscritti, i militanti, i simpatizzanti ma anche per tutti quelli che hanno bisogno anche se non votano per noi -, per i più deboli, per chi è in difficoltà. E deve essere anche la Casa di chi ha di più e vuole dare, per chi ha voglia di mettere al centro le persone e non i propri interessi perché dentro una Casa comune tutti hanno pari valore e non c’è nessuno che ne approfitta, ma ci si aiuta gli uni con gli altri.

In questo momento, di grida, di rabbia, di paura, di bugie, di diffidenza, di chiusura, lavorare sugli animi e su concetti che uniscono, idee nelle quali sia facile riconoscersi e ritrovarsi, può aiutare moltissimo a cambiare rotta, dentro ciascuno di noi, dentro il partito e nel paese. Sarebbe bello se questo cambiamento di rotta partisse da quest’isola meravigliosa che è la Sardegna.

Elsa Ranno

 

Le doverose dimissioni del Segretario

Premesso che non mi pento delle mie scelte e che le rifarei, perché non sono di quelli che cambiano casacca dopo la sconfitta, ritengo sia importante trarre le dovute conseguenze da questo voto.
Dopo il disastro dei dati relativi alla Sardegna stiamo aspettando che Giuseppe Luigi Cucca prenda atto del totale fallimento di questa gestione del partito e rassegni le doverose dimissioni dalla carica di segretario regionale.
È stato eletto, torna lì dove voleva stare e pertanto il suo mandato è giunto a compimento.
Adesso però sgombri il campo dai fantasmi delle correnti che hanno sostenuto la sua segreteria e lasci campo libero a chi invece ha voglia di darsi da fare per ricostruire un senso al nostro stare insieme e specialmente al ruolo che ambiamo a svolgere, ossia quello di rappresentanti delle istanze della parte più debole della società sarda.
È ora che tutte le persone con buona volontà in questo partito taglino per sempre il cordone ombelicale che le lega a quei capi tribù che continuano a fare il bello e il cattivo tempo e che ci stanno portando a fondo con una gestione tossica di potere, relazioni, metodi dell’azione politica.
Abbiamo assoluto bisogno di aria fresca e di una gestione pur caotica, anche eventualmente caratterizzata da errori di ingenuità, ma che ribalti il quadro esistente e ci permetta di ripartire dal cuore, dai sentimenti, dagli ideali, dall’ascolto, dal confronto e ci dia un’immagine autentica e pulita davanti agli elettori.

 

Jacopo Fiori2013-04-25-10.26.12

Il contributo delle nuove generazioni al percorso di riforme italiano ed europeo: HUBBLE


Si è svolto sabato 21 ottobre, a Firenze, l’evento inaugurale di “HUBBLE: lo spazio delle idee”, il progetto di innovazione legislativa dedicato ai giovani e promosso dalla Fondazione Cultura Democratica.
Durante l’evento, organizzato nei minimi dettagli, noi partecipanti abbiamo potuto scegliere tra 24 tavoli tematici nei quali raccontare una propria idea per l’Italia e l’Unione Europea; in seguito, nel pomeriggio, insieme al Segretario Nazionale del Partito Democratico Matteo Renzi, è stato possibile prendere parte a 4 InnovationTalks su temi strategici quali: lavoro, welfare, made in Italy, smart cities e sostenibilità con ospiti dal mondo delle istituzioni, dell’Università e delle imprese.
Le migliori idee emerse nei tavoli tematici saranno sviluppate attraverso eventi territoriali ma soprattutto grazie al supporto di un’APP che, presentata ufficialmente ieri, unirà la rete di giovani innovatori consentendo di organizzare attività in ogni Comune italiano e promuovendo un confronto attivo sui temi d’innovazione che porti alla redazione di veri e propri disegni di legge.


Sulla via del ritorno, dopo una giornata così intensa, ho pensato molto a Hubble. Non solo all’Hubble “spazio delle idee” vissuto a Firenze, alle proposte che inseriremo nel programma elettorale delle prossime elezioni e ai progetti concreti che porteremo il primo dicembre in Senato; ma proprio a Hubble, il telescopio.

La storia racconta che Hubble, il telescopio più famoso ed evoluto della storia, nacque imperfetto: con un difetto così piccolo che gli scienziati se ne accorsero solo dopo averlo lanciato in orbita. 
Hubble, infatti, scattava delle foto, foto senz’altro belle per l’epoca ma non abbastanza definite, a causa un millimetrico problema allo specchio.
A questo punto si presentavano due opzioni.

La prima era di allargare le braccia, lasciare le foto imperfette, accontentandosi di quanto era stato fatto. Forse nessuno se ne sarebbe accorto.

Oppure si poteva fare una scelta molto più coraggiosa, che voleva dire studio, rischio, sperimentazione e ancora lavoro.
Fu scelta quest’ultima strada: sette astronauti vennero mandati nello spazio e, dopo cinque giorni di fatiche e lavoro in orbita, risolsero il guasto.

Ecco, proprio in questa direzione abbiamo lavorato oggi con Matteo Renzi, trenta parlamentari dei gruppi PD di Camera e Senato e i volontari della Fondazione Cultura Democratica. Ed infine, in questo viaggio di ritorno, ho pensato anche a quanto “copernicana” sia questa politica che lavora, sperimenta, studia, ascolta.

Una politica preparata e seria, che non si accontenta, che non allarga le braccia, che non si basa sul dare un contentino ai cittadini, ma che rischia anche di essere impopolare per provare a rendere il nostro Paese migliore.

Sergio Arizio

Hubble: l'intervento di Matteo Renzi