Un luogo da chiamare casa

Ho letto il documento di sintesi della conferenza programmatica provinciale e l’ho trovato interessante.

I temi sui quali si concentra, preceduti da un accenno alla proposta di legge per la democrazia partecipata di cui si è fatto portavoce il Circolo Copernico, sono quelli sicuramente più importanti per la vita delle persone e delle comunità della nostra terra e cioè:

  1. Politiche contro lo spopolamento
  2. Politiche del lavoro
  3. Agricoltura
  4. Turismo e commercio
  5. Sviluppo industriale, messa in sicurezza del territorio e mobilità (con particolare riferimento alla Città metropolitana di Cagliari)
  6. Sanità e politiche sociali
  7. Nuova industria e ambiente.

Devo però rilevare due aspetti dei quali, secondo me, è necessario tenere conto se si vuole che queste idee, e anche altre, prendano la forma di un disegno, di una visione del futuro di cui le persone si possano “innamorare”.

Per fare questo è necessario che il nostro programma si trasformi nella descrizione del mondo che vogliamo con parole chiare che evochino immagini nitide e concetti di immediata percezione e comprensione.

Non possiamo, secondo me, sciorinare un programma per punti che ha la freddezza del documento ufficiale. Il documento di sintesi di cui stiamo parlando mi ricorda moltissimo gli atti che leggo tutti i giorni al lavoro. Noi non dobbiamo redigere un atto formale, noi dobbiamo descrivere un sogno, un sogno che dobbiamo dimostrare di essere in grado di concretizzare attraverso chiarezza di linguaggio e sicurezza sulle modalità per farlo. Questo è il primo aspetto.

Il secondo aspetto riguarda quella che nella teoria politica viene definita issue, che nel documento secondo me manca, cioè un tema che possa rappresentare un bisogno fortemente sentito dalla nostra gente, che abbia anche un forte potere simbolico, capace di racchiudere in sé, con un effetto di vero e proprio trascinamento, tanti altri temi, credo tutti ben rappresentati nel documento di sintesi, e che possa esercitare quell’effetto di percezione e comprensione per immagini di cui parlavo prima. In altre parole, abbiamo bisogno di un concetto, di un’idea bandiera, che faccia breccia e disponga le menti all’ascolto, soprattutto verso chi ha governato finora e che ha naturalmente, fisiologicamente più difficoltà a farsi ascoltare. Un’idea bandiera che, inoltre, possa unire il passato con il futuro, ciò che abbiamo fatto con ciò che promettiamo di fare, e che possa distogliere il focus dell’attenzione da sterili operazioni di spunta di risultati raggiunti ed errori commessi.

Partendo da queste premesse, la mia proposta di tema bandiera è la Casa.

Se ci pensiamo la Casa è il bisogno più sentito insieme a quello del Lavoro (non dobbiamo cimentarci in discussioni su temi già battuti e soprattutto manipolati da altri come immigrazione e sicurezza, o meglio lo possiamo fare ma in maniera mediata, utilizzando figure e immagini che aiutino a governare l’ansia collettiva alimentata ad arte).

Se ci fermiamo un attimo tutti a pensare cosa questa parola, Casa, richiama alla nostra mente al solo pronunciarla, ci rendiamo conto che si crea subito un ingorgo di immagini, pensieri ed emozioni, tutti positivi e rassicuranti. La Casa è protezione, calore, famiglia, amici; è nutrirsi, lavarsi, vestirsi, riposo.

La Casa è custode di valori e ricordi, è comodità, rifugio, è amore.

La tua Casa ti dà le tue coordinate nel mondo, non ti fa sentire perso. Per quanto umile possa essere, sarà sempre espressione della tua personalità perché la tua casa parla di te e parla con te.

Se hai la sicurezza di una casa hai anche più tranquillità nel cercare un lavoro se non ce l’hai, se hai una casa hai meno ansia per il presente e per il futuro dei tuoi figli, se hai un tetto sopra la testa hai meno paura, ti senti meno minacciato.

Se qualcuno ti dà una casa, non è poi così cattivo (perfino quelli del PD sarebbero meno sporchi e cattivi se riuscissero in questa impresa).

Per provare ad essere concreti, questo lo possiamo fare, secondo me, a partire, ad esempio, dal patrimonio immobiliare della Regione, se la Regione potesse mettere in campo un programma speciale per la valorizzazione e il riutilizzo dei suoi innumerevoli immobili.

Qualcosa è già stato fatto in questa materia durante la legislatura in corso, ma non è stato sufficiente a mio giudizio. Occorrerebbe focalizzare l’attenzione sugli utilizzi sociali del patrimonio immobiliare della Regione e dei suoi Enti, attraverso una collaborazione stretta con i Sindaci. Cosa che, tra l’altro, sarebbe facilitata se il nostro candidato Presidente fosse un Sindaco.

Questo tema, la Casa, è secondo me, in grado di tenere legati tutti i macro-temi trattati dal documento di sintesi. Pensiamo alle politiche contro lo spopolamento, alla tutela del territorio e dell’ambiente o alla mobilità.

Per quanto riguarda lo spopolamento, ad esempio, il recupero delle case dei centri storici – che siano piccoli, piccolissimi o grandi -, si può associare alla creazione di piccole scuole di mestiere, alle iniziative descritte nel campo agricolo, del turismo – in particolare quello esperienziale e quello sportivo -, ecc.

Dentro il concetto di Casa come tema trasversale troviamo anche tutte le proposte che riguardano la tutela del territorio e del paesaggio, quando queste riguardano le iniziative per rendere le case, i villaggi e le città più sicure.

Dentro il concetto di Casa troviamo la ricerca e l’innovazione tecnologica. Basti pensare alla domotica o a tutte le nuove tecniche per l’edilizia ecologica (vernici che assorbono anidride carbonica, finestre e piante artificiali che producono energia elettrica).

Se si parla di politiche sociali poi, pensiamo a quanto sia importante il concetto di Casa per disabili e anziani. Pensiamo a quanto sarebbe importante riuscire a realizzare degli interventi di cohousing, che non sarebbero solo per disabili e anziani, ma per esempio anche per donne e bambini vittime di violenza, o semplicemente per madri e padri separati.

Per quanto riguarda i fondi necessari per fare tutto questo, non ho idea di quanti ne servirebbero e sono sicuramente tanti, però so anche che l’edilizia è uno dei settori economici con il più alto moltiplicatore, per cui Casa vuol dire anche Lavoro.

Per poter dare una casa a chi non ha reddito o si trova in difficoltà, si potrebbero sperimentare forme nuove di regolazione dei rapporti patrimoniali tra pubblica amministrazione e cittadini, come ad esempio il baratto amministrativo (es., canone di affitto contro manutenzione) oppure il ricorso a circuiti di moneta complementare come Sardex.

Se parliamo di Casa, poi, non possiamo non parlare della nostra terra, la Sardegna, che è la Casa di tutti i Sardi. La Casa ti accoglie e ti protegge ma chi la abita deve volerle bene e mantenerla rigogliosa, bella e accogliente. Ecco di nuovo la tutela e le politiche dell’ambiente, della produzione di energia pulita e della tutela del paesaggio.

Infine, lo dice anche il documento di sintesi, il nostro partito deve tornare ad essere Casa, e deve tornare ad esserlo per tutti gli iscritti, i militanti, i simpatizzanti ma anche per tutti quelli che hanno bisogno anche se non votano per noi -, per i più deboli, per chi è in difficoltà. E deve essere anche la Casa di chi ha di più e vuole dare, per chi ha voglia di mettere al centro le persone e non i propri interessi perché dentro una Casa comune tutti hanno pari valore e non c’è nessuno che ne approfitta, ma ci si aiuta gli uni con gli altri.

In questo momento, di grida, di rabbia, di paura, di bugie, di diffidenza, di chiusura, lavorare sugli animi e su concetti che uniscono, idee nelle quali sia facile riconoscersi e ritrovarsi, può aiutare moltissimo a cambiare rotta, dentro ciascuno di noi, dentro il partito e nel paese. Sarebbe bello se questo cambiamento di rotta partisse da quest’isola meravigliosa che è la Sardegna.

Elsa Ranno

 

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Pubblicato da

Circolo Copernico

Il circolo Copernico è un circolo tematico del Partito Democratico nato a Cagliari nell’autunno 2012, si occupa di affrontare tematiche legate a città-territorio, diritti e partecipazione in tutte le varie accezioni dei termini.

1 commento su “Un luogo da chiamare casa”

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